Whay*Auronzo So as Not To Forget*?

Perchè*Auronzo Per Non Dimenticare* ?

Dopo la pubblicazione del primo volume, molti mi hanno chiesto i motivi che mi hanno spinto a dedicare parte della vita alla ricerca di documenti e foto d'epoca riguardanti la storia di Auronzo e del Cadore e perchè abbia deciso di recarmi più volte in America a incontrare gli emigranti auronzani.
Ho già scritto nel primo volume che debbo in gran parte alla nonna paterna, Elena Pais De Libera, il desiderio innato di cercare vecchie foto, vecchi documenti e la volontà di spingermi oltreoceano dove, come avevo appreso dai suoi racconti, si era recato anche il nonno Giovanni Pais Becher a lavorare per lunghi anni nelle foreste della Pennsylvania. La nonna aveva raccontato che c'erano più auronzani all' estero di quelli residenti in paese e che in America avevano costruito dei villaggi dove la maggioranza degli abitanti era originario della valle d'Ansiei.
Il primo viaggio nel 1987 con Maria e Liliana era dovuto non solo alla curiosità di andare in cerca degli auronzani, ma anche dall' esigenza di contattare i discendenti delle prime guide alpine del Cadore per una serie di articoli che stavo scrivendo sulla rivista Le Dolomiti Bellunesi, che avrei poi riunito in un estratto nel 1988.
In America sono riuscito a contattare centinaia di discendenti dei primi emigrati auronzani e soprattutto nei villaggi di Lewis Run e Bradford in Pennsylvania ed in quelli di Princenton, Bluefield e Keystone in West Virginia, ho incontrato e intervistato - parlando in Ladino auronzano - i discendenti dei primi boscaioli e minatori.
Ho visitato i cimiteri dove numerose lapidi stanno a testimoniare le tragedie, i sacrifici, le speranze infrante che i nostri emigranti hanno vissuto lontano dal loro paese d'origine.
Quando sono tornato ad Auronzo sentivo crescere dentro di me il desiderio di saperne di più, provavo nostalgia per tutte quelle persone genuine che, pur nate in America, parlavano in Ladino antico e che con la loro spontaneità, con i racconti dei sacrifici dei loro padri, erano entrati nel mio cuore per non uscirne mai più.

Per un certo periodo, soprattutto quando attraversavo a piedi la Valle d'Ansiei per i prati da Colesièi a Reane, guardando sullo sfondo stagliarsi nel cielo le superbe e maestose Tre Cime di Lavaredo che avevo salito più volte, nella mia mente si rincorrevano i racconti che avevo sentito oltreoceano, il mio cuore era colmo di nostalgia per quella gente così genuina e semplice che mi faceva tornare indietro negli anni ai tempi dell' infanzia, e talvolta riuscivo ad immaginare gruppi di uomini, donne e bambini che lasciavano Auronzo, che s'imbarcavano sulle navi, con molte sofferenze ed anche mio nonno insieme a loro.
La visita in America e quelle successive mi hanno dato la possibilità di conoscere moltissime persone, molte delle quali purtroppo non ci sono più, che mi hanno dato una richezza interiore,un rinnovato amore per Auronzo, il mio ed il loro paese d' origine, che hanno modificato quasi completamente il mio modo di essere.
Purtroppo però durante quei viaggi mi sono reso conto che tra gli emigrati ed i loro cugini e parenti di Auronzo si era creata in molti casi una divisione profonda.
Molti non sapevano nemmeno di avere dei cugini primi in America e viceversa.
Allora ho cominciato a pormi delle domande: perché molte famiglie auronzane con grandi storie di emigrazioni alle spalle non erano più in contatto con i loro parenti d' America? Eppure non c'è oceano che possa separare il richiamo dello stesso sangue, delle stesse origini.
Un giorno che salivo solo con gli sci le due monti di Ongere,sotto alle Tre Cime di Lavaredo, a forcella Col de Medo ho capito che era arrivato il tempo che qualcuno cercasse di unire ciò che la lontananza e gli interessi anche finanziari diversi e la mancanza di memoria storica, quella che un tempo veniva raccontata dagli anziani attorno ai larìs, aveva diviso.
Lassù da solo in una giornata di bufera avrei voluto avere un lazzo e lanciarlo nel mondo per prendere e riportare indietro tutti gli emigranti auronzani che non erano più ritornati al loro paese, avrei voluto che fratelli e sorelle, che cugini e cugine, che auronzani e auronzane che non si scrivevano da tempo, si ritrovassero tutti insieme, si abbracciassero, si perdonassero a vicenda e tutti insieme mano nella mano camminassero a costruire un Auronzo migliore. Avrei voluto, avrei voluto ...... ......
Quegli istanti passati lassù da solo a forcella Col De Medo dove mi ero recato per effettuare ricerche sugli antichi confini tra Auronzo e Tirolo,avevano lasciato un solco profondo nella mia anima, da quel giorno non ho più avuto pace e ho pensato, cercato e studiato il modo migliore per dare un segnale agli auronzani sparsi per il mondo ma soprattutto a quelli ancora residenti in Val d'Ansiei, che era ora di girare pagina, che era giunto il momento di tornare a volersi bene, di riunirci ancora tutti insieme intorno a un grande larín con le fiamme altissime, capaci di rischiarare il volto di ognuno di noi, e guardarci negli occhi e raccontare ognuno le proprie vicende personali per contribuire a scrivere insieme una grande storia, la storia di uomini e donne che hanno costruito una Comunità fiera ed unita, organizzata in libera democrazia dall' intervento di tutti i fuochi famigliari.
I nostri avi hanno resistito per 500 anni agli attacchi e alle pretese dei Tirolesi, degli Ampezzani e degli abitanti di San Vito di Cadore, e pur accerchiati, grazie alla loro unità sono riusciti a resistere e a venir considerati anche dagli avversari un popolo forte e fiero.
Migliaia di documenti sparsi negli archivi della Mitteleuropa: da Vienna ad Innsbruck, da Monaco a Venezia raccontano della resistenza e della forza dei nostri antenati.
Poi sono arrivati i Dogi di Venezia, i quali hanno ceduto ai Tirolesi parte del nostro territorio, che i nostri avi aiutati dai Patriarchi di Aquileia avevano difeso anche con la vita.
Poi dalla Francia è arrivato Napoleone ad occuparci, a stroncare definitivamente le nostra forza vitale che era quella di essere un popolo libero ma soprattutto unito attraverso un antica forma di democrazia sancita dalle Regole.
Quando i nostri avi si incontravano in Faula nel Paveon del Magnifico Comune di Auronzo, le decisioni venivano prese dai rappresentanti di ogni Fuogo de Famea, infatti in ogni nucleo famigliare, prima dell'Assemblea delle singole Regole 
si discuteva insieme attorno al larìn le decisioni all'ordine del giorno e ogni capofamiglia che partecipava alla Faùla votava non in base alle sue idee, ma riportava quanto deciso da tutta la famiglia, donne comprese.
Anzi, le donne la sapevano più lunga degli uomini e quindi questi riportavano quello che le loro consorti avevano già deciso nella loro Faula Sconta quando per borgate si incontravano a lavare i panni al fiume prima e al brento daspò, a ciacolà su por le question de le Regole.

Quindi le decisioni finali passavano al Magnifico Commune Generale, che era la massima emanazione delle Regole esistenti sul territorio e 
alla cui Faula partecipavano dute i Marighe de chele autre Regole de la Val de l' Ansian.
In seguito la stesura del Laudo finale avveniva con la partecipazione di tutti i fuochi famigliari, nessuno escluso.
Questa era la vera democrazia che i nostri avi applicavano già mille anni fa.
Dopo Napoleone, questo metodo di autogoverno della popolazione residente non è più stato applicato; così a causa delle leggi emanate dai Governi succedutosi dal 1800 ad oggi, ed in mancanza di persone con la volontà necessaria a lottare per riavere il maltolto, abbiamo dovuto accettare le decisioni di pochi sulle spalle di tutti, l' esatto contrario di ciò che avveniva nel passato.
La nostra storia non è un fatto casuale: i nostri avi con i loro visi, con le loro mani, generazione dopo generazione hanno costruito una Comunità che pur vivendo in montagna, dove tutto era più difficile, era forte e fiera.
Forse è vero quello che ho sentito in America, forse i figli più forti e validi della nostra valle sono andati via per le strade del mondo a cercare il pezzo di pane quotidiano, e qui nel nostro paese sono rimasti i più deboli, abituati tra l'altro a vivere delle rimesse in denaro ed in vestiario inviate dai parenti emigrati.
Forse per questo tutte le iniziative che fiorivano alla fine dell' ottocento ad opera dell'avvocato Luigi Rizzardi ed altri sono state in parte anullate, senza costruire gran che di nuovo.
Forse per questo abbiamo venduto a prezzo irrisorio i nostri terreni, anche quelli che un antica legge definiva indivisibili ed inalienabili.
In un antico documento di trecento anni fa c'era scritto:
"Nessun auronzano può vendere la terra a un forestiero, questa è la legge.
La tradizione vuole che la terra venga trasmessa solo per via ereditaria.
I colendiei sono indivisibili ed inalienabili e vanno trasmessi solo per via mascolina, interrotta la quale debbono essere restituiti al Magnifico Comùn Generale.
Tutta la terra, i pascoli ed i boschi appartiene all'Unione dei Fuochi Famigliari riuniti nelle Regole. Solo l'unità può salvare questa Comunità, guai a chi venderà la nostra terra, farà un offesa a tutta la Comunità e sarà come aver venduto i nostri figli."
Il Comùn Generale non era il Comune Attuale. Fino all'arrivo di Napoleone non esistevano i Comuni.
Il Comùn Generale di Auronzo era la istanza che racchiudeva tutte le Regole esistenti sul suo territorio. Aveva un suo Marigo proprio che soprassedeva a tutte le Regole, risolvendo anche le contrapposizioni tra le stesse.

Purtroppo la nostra unità è stata insidiata e devastata anche dai colonizzatori di ieri e di oggi. Dobbiamo cercare di ritrovarla: ora le generazioni che vivono in questa valle sono state rigenerate e stanno tornando ad essere un popolo fiero e forte in grado di tornare a volersi bene, in grado di superare le divisioni per guardare all' interesse di tutta la Comunità.
Ma che volumi dovevo proporre alle nuove generazioni? Non certo fiumi di parole, non le avrebbero mai lette, dovevo inventare qualcosa di vero, in grado di ridestare il loro interesse.
Sono ritornato da solo sulla forcella Col De Medo e poi sono sceso e risalito fino sull'Arghèna, sono ridisceso e per il Rinbianco ho cercato e trovato il sasso Gemello in val Rinbon dove i nostri avi avevano inciso sulla roccia le antiche croci di confine con Dobbiaco.



  

Là, salendo sulla costa in cerca della croce incisa in alto sotto la croda, ho capito che solo stampando un libro ricco di immagini accompagnate da poche parole avrei dato un contributo valido alla costruzione di un Auronzo migliore.
Dopo le reazioni dei giovani alla pubblicazione del primo volume, ho capito che questa è la strada giusta.
Continuo a ricevere lettere e fax da ogni parte del mondo, non ho mai visto arrivare ad Auronzo tanti discendenti dei primi emigranti come nel 1996.
Molti mi inviano o mi portano foto da pubblicare, ma il problema è che ora ne ho tante, troppe e ho dovuto impiegare più di un mese per fare una selezione e scegliere quelle da pubblicare in questo volume ...
Non immaginavo che Riva, Marco Zandegiacomo Bonel, Riccardo e Luigi Corte, Piasentini e Ottavio Molin avessero lavorato così tanto, lasciandoci migliaia di immagini.
Nei mesi di maggio e giugno del 1995 al mio arrivo negli U.S.A., ho preso un auto a noleggio a Buffalo ed ho girato per undici Stati, visitando ben 520 famiglie originarie di Auronzo - che quando vedevano il mio primo volume - salivano senza indugi in soffitta a prendere immagini d'epoca, molte provenienti da Auronzo, per consegnarmele.
Io continuavo a metterle nel bagagliaio della macchina, molte erano quelle antiche stampate su cartone ed ingrandite.
Quando sono ritornato a Buffalo, e stavo per riconsegnare l' auto e prendere l' aereo, mi son ritrovato con una tale quantità di foto d' epoca che per contenerle tutte ho dovuto acquistare un enorme valigia-baule. Ritornato ad Auronzo, quasi ogni giorno ricevevo la visita di qualcuno che voleva consegnarmi foto da pubblicare.
Poi le foto sono cominciate a pervenirmi anche con plichi postali dagli U.S.A., dall'Argentina, dall'Olanda e da varie località d' Italia. Grazie di cuore a tutti, mi avete commosso e nello stesso tempo gravato di un impegno che devo continuare fino in fondo.
Pertanto se non vedete le vostre foto pubblicate in questo volume molto probabilmente saranno inserite nel prossimo.
Se riuscirò a portare fino in fondo il progetto che ho in mente, saremo il primo Comune in Italia che avrà un anagrafe fotografica dei nati e degli emigrati da fine ottocento agli anni quaranta.
Ma non solo: la storia di questa valle e delle persone che qui sono nate, grazie a questa serie di volumi, continuerà ad essere viva e palpitante anche negli anni a venire.



 
RINGRAZIAMENTI


Nel dare alle stampe questo volume ritengo doveroso ringraziare pubblicamente tutti coloro che hanno contribuito al buon esito delle ricerche che sono state particolarmente laboriose, in particolare:
Il Pievano di Auronzo Don Sergio De Martin che mi ha dato la possibilità di accedere all'Archivio Parrocchiale, dove ho potuto consultare i Registri Anagrafici antichi. 
Invece per quelli più recenti ringrazio tutti gli impiegati del Municipio di Auronzo ed in particolare quelli dell'Ufficio Anagrafe per la disponibilià e l'aiuto fornitomi durante tutti questi mesi.
Più volte sono riuscito ad identificare chi appariva sulla foto solo attraverso le ricerche condotte sui Registri.
Grazie anche alla bibliotecaria Giovanna Zandegiacomo Mazzon che mi ha fornito la disponibilità del materiale fotografico giacente presso la Biblioteca Comunale, dal quale ho tratto soprattutto le immagini delle antiche case di Auronzo.
Grazie alla signora Giovanna Bombassei moglie di Luigi Corte per avermi messo a disposizione tutto l' archivio fotografico.
Rebecca West si era offerta anche stavolta di tradurre in inglese il volume, ma per le alterne e dolorose vicende personali che mi hanno colpito non sono riuscito a scrivere in tempo il testo da tradurre: oggi dieci novembre 1996 debbo ancora scriverne gran parte, ed il volume deve uscire prima di Natale.
Grazie Rebecca, spero vivamente che tu sia ancora disponibile per tradurre il terzo. Un ringraziamento particolare all' amico Andrea Angelini che, avendomi visto in difficoltà, oltre a venire ad Auronzo da Belluno per installarmi il suo computer in casa ed insegnarmi ad usarlo mi è stato prodigo di consigli , aiutandomi ad inserire parte del materiale e a correggere le bozze insieme all'amica Alessandra Cason.
Senza il loro aiuto dubito che avrei potuto presentare il volume a dicembre.
Grazie a tutti coloro che mi hanno messo a disposizione le loro raccolte fotografiche, aiutandomi anche a riconoscere le persone rappresentate, ed in particolare:
Dott. Grazioso Fabbiani, Nina e Bortolina De Filippo Roia (Copetìn), Bice Bombassei De Vettor, Lucia Cattaruzza Capo, Samuele Frigo, Lucia Da Corte Zandatina (Ceta Furiera), Carlo Pais Marden, Augusto Frigo Sampogna (Lupo), Mery Vecellio Galeno, Sandro Corte Pause, Gianluigi Zandegiacomo De Lugan, Silvano Barnabò, Gabriella Vecellio Olivier, Florio Zandegiacomo, Corona e Carmela Larese Filon, Marina De Filippo Roia, Francesco Larese Filon, Dorina Rizzardi, Tina e Flora Macchietto Della Rossa, Giovannina Larese Cighiriei, Paola Larese De Pol, Attilio e Rosa Cattaruzza Capo, Vittorio Da Rold, Armando Da Corte Zandatina, Graziella De Toffol, Giorgio Zandegiacomo Orsolina, Arturo Da Corte Seren, Vittore Vecellio Del Frate,Elina e Valentina Cattaruzza Dorigo, Leo Monti Cavaler e la figlia, Andrea Larese Filon e la moglie Battistina, Nina Bombassei De Bona, Italo Vecellio Del Monego, Angelica Vecellio Salto, Alma Pais De Libera,Lino Monti Cavaler, Zelina Molin Poldedana, Maria Perìn, Palmira Corte Colò, Tommaso e Lia Pais Marden, Nives Martinez, Ida Zandegiacomo De Lugan, Rita Zandegiacomo Cella, Valentino Vecellio None, Tina Corte Sualon, Maria Vecellio Sai, Brigida Bombassei Toffolon, Renza Zandegiacomo De Zorzi, Velia Larese De Pol, Antonio De Filippo Roia, Giusto Zandegiacomo Mistrotione, Flavio Zandegiacomo Sampogna, Leandro Zandegiacomo Riziò,Valentino Zandegiacomo Orsolina, Gerardina Zandegiacomo De Lugan, Lea e Norina Da Ponte Bechèr, e Tina Corte Metto, Elisa Golin, Osvaldo Vecellio Del Monego, Nardo Manaigo e la madre Rosina, gli Eredi di Bruno Zandegiacomo Bianco, Rosina Frigo.
E tanti tanti altri: non c'è famiglia di Auronzo che non mi abbia dato almeno una foto o che io non abbia disturbato per riconoscere chi vi era raffigurato.
Grazie, grazie di cuore a tutti, non posso scrivere tutti i vostri nomi, altrimenti ci vorrebbe un volume intero.
Grazie alle persone che mi hanno aiutato e che ora non ci sono più, a cominciare da Carmela Zandegiacomo Bianco di Auronzo, Carlo Zandegiacomo Orsolina, Valentino Vecellio None, Maria Vecellio Reane e Rosy Pais Marden, questi ultimi di Lewis Run in Pennsylvania, Elisabetta e Silvia Buoite, Nene Nina Zandegiacomo Marzer, Ida Cattoni e Clara Monti Cavaler di Bradford in Pennsylvania, Elio, Tullio e Giacomo Larese Cella, Ennio Corte Pause, Leo Vecellio Reane, Clara Bombassei Vettor e Pina Monti Di Sopra in West Virginia.
Ringrazio inoltre coloro che mi hanno aiutato negli U.S.A. ed in particolare:
Clarina Vecellio None, Mary Vecellio Reane (Carletta), Henry Vecellio Reane, Maria Vecellio Del Monego la figlia Viola ed i nipoti Pamela e Gregory, Albert Vecellio None, Jo Monti Cavaler e Rina Zandegiacomo De Lugan, Velia Vecellio None, la famiglia Cattoni, Padre Domenico Monti Cavaler, Dino Vecellio Sai, Dino Vecellio None, John Del Monego, Lea Zandegiacomo Orsolina (Zetts), Mary Zamberlan, Mary Buoite (Grill), Steve Giordano e Reda Zandegiacomo Orsolina, Rina e Clara Larese Gortigo in Pennsylvania.
Leo Molin Polentina, Stelio Corte Pause, Iro e Wanda ,Vecellio Del Monego, Irma Vecellio Reane ed il nipote Robert Castrodale, Lina Vecellio Galeno, Lia Pais De Libera, Bianca e Viola Zandegiacomo De Lugan, Luigi e Ateo Pais Bechèr in West Virginia.
Pio Vecellio None , Angelo Larese De Pasqua, Guido e Rosa Pais Tarsilia nel Massachusetts. Francesco, Antonia e Elena Cattaruzza De Paola, Livio Da Rin Pitto, Elio Bombassei Moma e la sorella Mary, Norma Larese Casanova e Leo Vecellio Mattia nel Connecticut.
Viola Larese Casanova, Jola Zandegiacomo Riziò e Tina Frigo Bellelo a New York.
Ida Zardus De Jaco, Giuseppe Bombassei Toffolon, Leo Golin, Rosalia Sala, Lia Vecellio Segate , Gisella Zandegiacomo Della Morte, Ron e Joe Tuttle e Joan Larese De Pol nel Michigan.
Rebecca West, Bill Tait e Adeodato Piazza Nicolai nell' Illinois.
Jeannie Zandegiacomo Caneva nel Colorado, Joanne Molin Poldedana e sorelle nello stato di New York, Carla Larese Cighiriei ad Auronzo ma proveniente dalla California e tanti tanti altri.
  
Non dimenticherò mai l'affetto con il quale mi avete accolto durante il viaggio compiuto nei mesi di maggio e di giugno 1996, molti di voi che non avevano mai visto prima nessun auronzano mi hanno accolto anche con le lacrime.
Ero solo, ho attraversato deserti e montagne, paesi e città, ho bussato a centinaia di porte che si aprivano di colpo quando dicevo " I'm Gianni Pais Becher from Auronzo" , quasi come se Auronzo fosse una parola magica e, pur se sconosciuti, bastava guardarci negli occhi per capire che eravamo figli di uno stesso popolo, della stessa valle, delle stesse crode.





Ho vissuto istanti meravigliosi, la vostra semplicità, il vostro amore per la terra d'origine mi hanno avvicinato a voi, mi hanno scaldato il cuore. 

E anche se non ho potuto fermarmi molto, perché dovevo vagabondare per altri paesi, altre città dove gridare ancora alle porte "I'm from Auronzo", anche quei pochi istanti resteranno per sempre dentro di me come tra i più toccanti della mia vita. 

Voglio tornare ancora a trovarvi, a trovare quelle decine di persone che non ho visitato, ma che mi hanno scritto che sono pronte a ricevermi, voglio raccogliere le vostre memorie per scriverle un giorno in un volume che racconterà di uomini e donne che vivevano in una valle meravigliosa, dove all'alba e al tramonto le montagne si tingono di rosa, dove le aquile volano alte nel cielo azzurro, dove lussureggianti foreste si spingono in alto fin sotto le esili guglie, dove il canto del gallo cedrone riecheggia tra le gole ed i canaloni. 

Che racconterà di uomini e donne che con il pianto nel cuore hanno dovuto dire addio alla mamma, alle crode per andare in paesi lontani a sudare, lottare giorno dopo giorno per guadagnare il pane quotidiano. Che racconterà di gioie e dolori, successi e tragedie, che sarà una testimonianza dell'odissea che hanno vissuto i vostri padri, le vostre madri, con la speranza per voi e per noi di un avvenire migliore. Ringrazio Lina Molin Padolin, Mary e Pedro Da Corte Vecchino, che mi hanno inviato molte foto da Buenos Aires in Argentina dove sono emigrati i loro genitori.






  
Ringrazio infine il personale dell' Archivio di Stato di Venezia, la Biblioteca Cadorina di Vigo della quale sto utilizzando alcuni documenti gentilmente fotocopiati da Noemi Nicolai in passato. Il personale del Landes Tiroler Archiv e del Museum Ferdinandum di Innsbruck e ancora Enrico De Nard di Belluno a cui ho chiesto di analizzare gli errori formali compiuti nel primo volume e che mi è stato prodigo di consigli.
  
Grazie a tutti, grazie di cuore in particolare a coloro che non ho nominato per dimenticanza o per mancanza di spazio o per stanchezza dovuta al gravoso impegno di dover consegnare i manoscritti in un tempo troppo breve. 

Tratto dal volume “*Auronzo Per Non Dimenticare* Tomo II”. Scritto da Gianni Pais Becher e pubblicato nel 1996 con il patrocinio del Comune di Auronzo. Il volume è ormai esaurito da anni.







Auronzo e le sue montagne nel 1928*Prima che venisse costruita la diga che ha formato il lago di Santa Caterina.

Tratto dal volume “Auronzo Per Non Dimenticare II” scritto da Giovanni Pais Becher (Gianni)*pubblicato nel 1996 con il patrocinio del Comune di Auronzo*Il volume è ormai esaurito da anni*




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